Fabio Moni – 19 anni e studente di “Economia & Management” all’Università degli Studi di Milano – oltre ad essere un importante componente della Squadra Senior DR4, quest’anno inizia la sua carriera in panchina come vice-allenatore della squadra Under 15 FIP al fianco di Jacopo Monticelli. Grande tifoso della Pallacanestro Varese, Fabio gioca a basket dal lontano 2009, sempre nella nostra società, con cui l’anno scorso ha raggiunto la finale play-off.

1) Dopo anni come giocatore, ora hai deciso di lanciarti in questa nuova sfida come vice-allenatore del gruppo Under 15 FIP. Che cosa ti ha spinto ad accettare questa nuova opportunità e in che modo pensi potrai contribuire alla crescita dei ragazzi?

“In realtà l’idea di provare ad allenare mi balenava in testa da un paio di anni.
Nel finale della scorsa stagione, Jacopo mi ha proposto di affiancarlo nel suo primo anno da head coach e ho accettato immediatamente, prendendo la palla al balzo. Credo che poter iniziare questo percorso con lui, che mastica pane e basket da una vita e che, soprattutto, è stato il vice-allenatore in tutto il mio percorso dalle giovanili fino al mondo senior, sia un’opportunità formativa dal punto di vista cestistico e personale.
Data la mia inesperienza e la mia giovane età chiaramente non ho la presunzione di voler impartire alcuna lezione ai miei giocatori; tuttavia vorrei che comprendessero e facessero loro alcuni dei valori personali, societari e del mondo sportivo in generale, tra i quali la disciplina, il rispetto e il lavoro di squadra.”

2) Come stanno andando le prime settimane di allenamenti con la tua squadra? Su cosa é necessario migliorare e porre maggior attenzione? Quando inizierà il campionato?

“Dai primi allenamenti e amichevoli si ben intende che é un gruppo che ha notevole margine di miglioramento in diverse aree del basket, dai fondamentali agli aspetti tecnico-tattici.
Io mi concentrerò soprattutto nell’aiutare loro nella metà campo difensiva, tramandando l’idea centenaria che bisogna faticare, piegare le gambe e voler rubare il pallone. 
Stiamo iniziando anche a lavorare dal punto di vista fisico, realizzando un percorso individualizzato, al fine di abituare e insegnare ai giocatori che la performance atletica non è ereditaria o dettata dal talento, bensì costruita mattoncino dopo mattoncino in palestra, in campo o a bordo campo.”

3) Quali sono gli aspetti positivi del basket Uboldo e quali invece gli aspetti da migliorare?

“Gli aspetti positivi societari riguardano, indubbiamente, l’essere una grande famiglia mossa dal desiderio di rendere sempre più grande la realtà cestistica uboldese: al centro di ogni progetto societario ci sono i giocatori, giovanissimi o meno, con le loro esigenze, i loro impegni e desideri. 
Il principale aspetto da migliorare, sul quale vi è tuttavia da sottolineare che la società da inizio anno sta sicuramente lavorando, è la gestione comunicativa interna ed esterna.”

4) Cestisticamente parlando, qual è il tuo sogno più grande a livello personale sia come giocatore e sia come allenatore? Mentre per la società Pallacanestro Uboldo?

“Come giocatore mi piacerebbe sicuramente vincere, indossando sempre la canotta arancioblu, un campionato di serie superiore all’attuale.
Per quanto riguarda il sogno da allenatore, essendo ancora alla prima esperienza, trovo difficile definirne uno a lungo termine; probabilmente mi piacerebbe “costruire” in modo completo giocatori che tra qualche anno potrebbero essere in campo con me in prima squadra.
L’obiettivo, più che un sogno, a cui personalmente credo la Pallacanestro Uboldo debba ambire è quello di diventare un punto di riferimento importante per il basket, soprattutto giovanile, del varesotto.”