PALLACANESTRO UBOLDO
STORIA
TU CHIAMALE SE VUOI, EMOZIONI...

Un sentimento che si prova non solo nei momenti belli, ma anche nei periodi bui, quando basta poco, pochissimo a scaldarti il cuore. Come quando, dal nulla, riesci a creare una società sportiva, come quando riesci a conquistare la prima vittoria sul campo della tua storia, come quando vedi un ragazzo che hai allenato, e nel quale hai sempre creduto, volare alto e conquistare traguardi che non sembravano raggiungibili. La felicità, dicono, è fatta di tante piccole cose; le grandi imprese, pur dal valore inestimabile, sono semplicemente il suggello, la ciliegina sulla torta su un qualcosa che risulta persino difficile da spiegare.
Proviamo a ripercorrere brevemente la storia di una società nata dal nulla, per volontà di pochi ma convinti "folli" che alla resa dei conti poi tanto folli non erano. Perché realizzare un sogno è, in fondo, semplicemente tutto ciò che ognuno di noi spera. Lo sport è uno dei mezzi che può permetterci di creare qualcosa: per noi stessi e per gli altri. Questa è la storia - magari semplice, umile, ma ricchissima di significati, di episodi, di aneddoti - di un "qualcosa" che è iniziato quasi per caso nel lontano 1976 e che, col passare degli anni, si è trasformato in un progetto che ha saputo costruire qualcosa di grande. Di grande - si badi bene - non ci sono solo i successi sportivi: quelli sono semplicemente il sigillo finale, un premio il più delle volte inaspettato. Di grande c'è già solo il fatto di avere avuto il coraggio di creare una società, di aver coinvolto bambini, ragazzi, giovani e genitori.
In mezzo, per ultimo, ma non certo in ordine di importanza, ci sta quella "maledetta" passione che si chiama basket. Solo chi ha avuto nelle mani una "palla a spicchi" sa cosa significhi. Quelle mani che accarezzano il pallone, che lo guidano con la sensibilità delle dita ora sul pavimento di una palestra con un palleggio, ora verso un compagno con un passaggio, ora dentro quel cerchio e quella retina che è la somma ricompensa per qualsiasi giocatore di pallacanestro.
Maledetta, benedetta pallacanestro. Giocata il più delle volte su un campetto all'aperto, fra gli amici; gioia inaugurata dai playground americani scoperti da noi alla fine degli anni '80 (poi abbandonati) e riscoperti oggi con i tornei "due contro due" e "tre contro tre" che fanno la fortuna di sponsor e giostre itineranti.

Noi siamo magari lontani da questo modo di fare, ma vicini nello spirito, quello originario. Quello che ha animato, una sera di 28 anni fa, un gruppo di amici. I loro nomi? Claudio Galli, Giulio Galli, Sergio Oliva, Pierluigi Radrizzani, Angelo Caprera. Da scrivere a caratteri cubitali, indelebili, perché è grazie a loro che questa avventura ha avuto inizio.
Era una sera apparentemente come tante altre: una pizza fra amici, ed in fondo al cuore un'idea che tutti avevano ma nessuno osava proporre con serietà. Una birra in più, poi il coraggio di buttar lì la fatidica frase: "Ma perché non mettiamo su una bella squadra di basket?" Se poco prima chi avesse fatto un'affermazione del genere sarebbe stato preso per pazzo, stavolta nessuno osò ridere. Anzi. Erano gli anni in cui Varese, Cantù e Milano imperavano nel basket nostrano; andare a vedere una partita ci costava solo un viaggetto di pochi chilometri ed il prezzo del biglietto era accettabile. Ma soprattutto era una pallacanestro sana, e tanti dei nostri idoli non li vedevamo solo in televisione, ma potevamo ammirarli anche dal vivo.

Certo, da qui al metter su una società, soprattutto in una realtà piccola come Uboldo, ce ne passava, ma volete mettere il sottile brivido, il gusto della sfida che aveva d'improvviso attanagliato i cinque che poi sarebbero diventati soci fondatori? Per farla breve, quella che poteva sembrare una battuta buttata lì per caso si tramutò nell'inizio di una splendida avventura.
L'anno successivo (era il 1977) è quello della prima affiliazione Fip (Federazione Italiana Pallacanestro) e nella stagione 1977-78 si registra la prima partecipazione al campionato federale. Pensate: il numero dei tesserati era di appena undici unità; gli allenamenti venivano effettuati nella vecchia palestra delle scuole presso il parco, mentre le partite (all'aperto....) erano disputate sul campo in asfalto dietro alla palestra. Immaginate cosa potesse accadere in pieno inverno, magari dopo una nevicata. Ma lo sforzo di tutti era più forte delle avversità, perché sempre, in una maniera o nell'altra, si riusciva a venirne a capo.

Un duro, durissimo colpo giunge però, inaspettato, due anni più tardi. È il 1980, ed il destino si porta via Giulio Galli. Un incidente stradale gli impedisce di vedere portato avanti quel progetto cui tanto aveva creduto, all'inizio. Giulio Galli era non solo la mente, ma anche il braccio di questa società. Una consolazione: pur non avendo vissuto con noi questa splendida avventura, durata quasi trent'anni, siamo certi che oggi continui a guardarci, a vegliare, a godere con noi di tante soddisfazioni, da "lì" dove si trova.

E così, con una fitta nel cuore, ma con la voglia di continuare, grazie a Leonardo Mosca e soprattutto a Guido Monticelli, l'avventura continua. Si reclutano un manipolo di ragazzini, anzi di bambini, che da quel momento diventeranno grandi amici e discreti giocatori. Poco dopo arrivano anche Massimo Cozzi e Mauro Colombo a dare una mano a Guido per la parte tecnica. Tutti e tre possono contare sul continuo aiuto e supporto di un gruppo di genitori, che non li lasciano mai soli: i loro nomi sono Sandro Bettini, Romolo Galli, Adriano Albertini e Roberto Zannier, il nuovo presidente.
Gli inizi, come detto, non sono certo esaltanti, tanto che i più sarebbero tentati di mollare tutto. Sconfitte pesanti, difficoltà che sembrano insormontabili, conti che faticano sempre a tornare. Eppure lo spazio per avere fiducia lo si trova sempre, perché qualche lira dagli sponsor inizia ad arrivare, le sconfitte si fanno sempre meno cocenti e, nel 1983, ecco la possibilità di trasferire l'attività nella palestra comunale di via XX settembre. Per dirla tutta, le dimensioni del campo non sono regolari, ma almeno si gioca al coperto, c'è uno straccio di tribuna ed il palcoscenico si avvicina sempre più a quello che tutti sognano. Di questi tempi si registra il primo salto di qualità, visto che dalla stagione 1983-84 diventano due i campionati ai quali la Libertas Uboldo prende parte. Siamo solo all'inizio, ma finalmente cominciano ad arrivare le prime soddisfazioni, come il primo posto in campionato ottenuto dalla selezione "Ragazzi".
Gli anni che seguono sono caratterizzati da una lenta ma costante ascesa. La pallacanestro Uboldo pian piano si rende conto che ha la possibilità di crescere, di arrivare a giocarsela con chiunque, di ottenere obiettivi che solo qualche anno prima sarebbero potuti sembrare impossibili da raggiungere. Alla fine degli anni '80 i "Cadetti" e gli "Juniores" ottengono costantemente risultati di prestigio, fino a quando, nella stagione 1988-89 la squadra Juniores partecipa al campionato di seconda divisione. È un trionfo: arriva subito la vittoria nel campionato ed il passaggio in prima divisione, con il settore giovanile che continua ad ampliarsi, sotto la spinta dell'entusiasmo di una società che inizia a spingere - e sul serio - sull'acceleratore. Diventano tre i campionati federali ai quali sono iscritte altrettante selezioni del vivaio; e dieci anni dopo, addirittura, si registra un altro dei traguardi storici mai raggiunti dalla Libertas Uboldo: il passaggio in Promozione.

Alzi la mano chi, all'alba di quel giorno del 1976, avesse solo osato pensare di raggiungere un tale obiettivo. Detto, fatto: In appena un decennio la società ed i suoi dirigenti erano riusciti a realizzare a livello di risultati, un qualcosa di davvero grande. Ma nessuno avrebbe addirittura osato immaginare quanto sarebbe accaduto dopo...
C'è il rovescio della medaglia, però: con il passaggio di categoria, la struttura di via XX settembre diventa impraticabile, per le disposizioni federali: si è costretti ad effettuare le gare casalinghe alla palestra dell'"Itc Zappa" di Saronno: un tiro di schioppo da Uboldo, ma comunque in trasferta.

E veniamo ai giorni nostri, o quasi. È storia recente, nella stagione 2002-2003 c'è la prima partecipazione al campionato Csi, con un onorevole piazzamento a metà classifica. Nella stagione 2003-04 la vittoria nel campionato Fip di prima divisione ed il ritorno in Promozione, quasi dieci anni dopo la prima impresa, e dopo soli due anni da un'inopinata retrocessione. E poi? Poi la splendida e trionfale cavalcata che ha portato al Titolo Nazionale CSI.

A distanza di 28 anni, dunque, si può ben dire che quei cinque "folli" che vollero mettere in piedi la Libertas Uboldo avevano ragione. Ora i tesserati sono oltre cento, le soddisfazioni sono arrivate, la società è florida: tanto è stato fatto, molto si può ancora fare. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ed allora un grande ringraziamento va ai presidenti che si sono succeduti in questo periodo di tempo: Giulio Galli, Guido Monticelli, Roberto Zannier.

Un grazie va anche a tutti quelli che, in questi anni (e sono tanti) non sono più con noi: chi per scelta personale, chi per necessità (di famiglia, o per motivi di lavoro), oppure perché semplicemente non condividevano il modo di agire, di andare avanti. Alcuni di loro hanno davvero lasciato un grande vuoto (uno su tutti, Luca Frigo) altri, comunque, resteranno sempre nella nostra memoria. Ma, nonostante tutto, questa avventura è sempre andata avanti, nei suoi alti e bassi che l'hanno contraddistinta, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Ed un altrettanto grande ringraziamento (un po' di gloria personale non guasta mai...) va allo staff dirigenziale e tecnico odierno: dal Presidente Massimo Cozzi al vice Andrea Tavecchia; al dirigente responsabile Guido Monticelli, al segretario e cassiere Massimo Bettini, ai consiglieri Luca Bettini, Stefano Baldo, Massimiliano Guzzetti, Roberto Seregni. Senza dimenticare, ovviamente, il medico, Giulio Gasperini; il massaggiatore, Mario Ricci; gli allenatori federali, Guido Monticelli, Andrea Tavecchia, Stefano Baldo; gli istruttori Leonardo Famularo, Luca Bettini, Claudio Caprera, Massimiliano Guzzetti, Sergio Zanfrini.

A loro il compito di continuare a far vivere un sogno, iniziato a divenire realtà una lontana sera del 1976.